Posizione geografica, paesaggio e geologia
Mores è un comune della provincia di Sassari (SS)
da cui dista 37 Km circa, all'altezza del Km 180 dalla SS. 131 e precisamente
sulla SS. 128 bis, la congiungente da Olbia. Conta circa 2125 abitanti al
31/12/1995, su un territorio di 9500 Ha. Il paese è posto ad un'altitudine
media di 366 mt. su un terrazzamento del Monte Lachesos, 546 mt. che rappresenta
la seconda emergenza orografica del territorio dopo Monte Santo, 734 mt. Il
territorio, in gran parte collinare, di natura prevalentemente calcarea, è
leggermente degradante verso la piana di Chilivani, attraversata dal Rio Mannu
tributario del lago artificiale Coghinas. Le vicissitudini geologiche del
territorio risalgono al periodo Miocenico (circa 10 Milioni di anni fa), esso
poggia sulla serie lavica del terziario o cenozoico (vedi Ignimbriti di San
Giovanni de "s'ena frisca"), in questo periodo, per la tettonica
imputabile all'antico massiccio cristallino della Sardegna con conseguente
regressione di un braccio di mare non molto profondo che si estendeva dall'odierno
Golfo dell'Asinara a quello di Cagliari. In seguito si è avuto un innalzamento
della zona cristallina con relativa regresione marina, il cui lascito fu un
altopiano molto esteso, creatosi per deposito di materiale, che attraversa
l'isola da Nord a Sud. Oggi Monte Santo e Monte Lachesos non sono altro che
il risultato finale dell'erosione subita dall'altopiano originariamente costituito
nel Miocene, su cui poi è andata a sovrapporsi l'ultima potente manifestazione
vulcanica di natura prevalentemente basaltica dell'area quaternaria nel periodo
Pleistocenico (uno o due milioni di anni fa circa), presente sulla sommità
di Monte Santo e in una zona denominata "Su Sassu".
Architettura del paese
L'esistenza
di Mores si fa risalire all'alto medioevo ma il suo territorio risulta essere
stato intensamente popolato già nel 3000 a.C., come dimostrato da numerose
grotticelle sepolcrali (coronas), composte da una o più celle, chiamate
dalla fantasia popolare "domus de janas" (case delle fate).Il monumento
più significativo di questa epoca prenuragica è il dolmen di
"Sa Covaccada" (la coperta), esso è considerato uno dei più
imponenti esempi di architettura funebre megalitica nell'area del Mediterraneo,
esso risalirebbe al quarto millennio a.C., questa struttura sepolcrale Neolitica
riveste una grande importanza nel suo genere per dimensioni, e per l'incredibile
fattura architettonica della sua facciata Lungo la pendice Sud-Est del Monte
Santo si trova un ipogeo preistorico scavato in un enorme masso erratico detto
"Su Crastu de Santu Eliseu" , staccatosi dalla sommità del
monte e utilizzato in varie epoche via via come tomba, eremo e chiesa Paleocristiana.
Sul Monte Lachesos invece, abitato sin da tempi antichissimi, si aprono numerose
grotte naturali e Domus de Janas di pregevole fattura, ricordiamo tra tutte
quella che i moresi chiamano "Su Buccu de sas Fadas". La Successiva
cultura Nuragica ha lasciato oltre 70 torrioni, visibili tra di loro, i più
interessanti sono il nuraghe Ranas, Tres Nuraghes, e il nuraghe Sos Istattos
formato da ben tre torri circondate da una fortificazione centrale, è praticamente
un intero villaggio nuragico in buono stato di conservazione, risalente al
1500 a.C.Nelle immediate vicinanze del centro abitato gli storici collocano
il grande empori
o
e nodo viario romano di Hafa, di cui purtroppo non sussistono tracce evidenti.
Esso era situato lungo la direttrice stradale da Cagliari ad Olbia alla confluenza
con l'altra grande direttrice per Torres (l'attuale Porto Torres) ed equidistante
da Maloria e Castro. L'itinerario Antoniano redatto all'epoca dell'imperatore
Caracalla, confermato dal ritrovamento di numerose pietre militari, attesta
l'esistenza di questo importante centro viario e commerciale. Ad esso facevano
capo le diramazioni (diverticula) per altre direttrici dell'interno dell'isola.
Nei pressi sono state ritrovate tracce di insediamenti a Santa Maria e Sole,
Rischeddu e Sole e Padru. I romani hanno sfruttato la fertilità dei
suoli sollecitando la coltivazione di cereali, anche attraverso la concessione
di terre ai legionari, nelle immediate vicinanze si presume l'esistenza di
una azienda agricola e di una fabbrica di embrici dell'ex. favorita di Nerone,
Acte "Augusti Libertà". Nel medioevo le notizie di Mores,
o Moras come altrimenti veniva denominata, sono molto frammentarie fino all'invasione
della Sardegna da parte del regno di Aragona nel 1323. E' storicamente certo
che nel periodo giudicale fu capoluogo della Curatoria di Oppia, sede del
dipartimento amministrativo e poi marchesato. Appartenne all'illustre Rosa
Gambella Signora di Romagna e a Don Angelo Marongio, capitano delle milizie
che sconfisse il marchese di Oristano L. De Alagon 1470/1478 nella piana compresa
tra Monte Santu e Monte Lachesos detto anche di "Campu Marthu" (Campo
di Marte). Oppia dette il suo nome a
d
una vasta e fertile regione in cui sorgevano Ardara (già capitale del
Giudicato del Logudoro), Ittireddu, Mores, paesi ancora esistenti, ed i distrutti
pesi di Lachesos, Todorache, Malis, Salis, Cajola e Cortinas. Il territorio
subì le vicissitudini tipiche del periodo finchè non si stabilizzò
il dominio feudale della potente famiglia dei Marchesi Manca con predicato
nobiliare di Mores, fino al 1839, anno del riscatto del feudo da parte del
comune. Durante questo periodo si ricordano le rivolte dei moresi contro le
prepotenze degli agenti feudali e dello stesso feudatario, diventato duca
dell'Asinara, e la partecipazione convinta ai moti di fine 700 guidati da
G.M.Angioy. Per tutto un secolo non si registrano avvenimenti rimarchevoli,
se non "S'afferra Afferra" in seguito al R.D. sulle chiudende, l'impoverimento
delle foreste e la partecipazione degli abitanti alle varie guerre.
Economia
Nel secondo dopo-guerra si posero le basi per la ripresa
economica basata sull'attività agricola e zootecnica, sul piccolo artigianato
e sul commercio. Nei primi anni 50 fu fondata la Cooperativa Allevatori Mores,
affermata azienda per la produzione di formaggi, essa è oggi una felice
realtà che è considerata leader nel settore in Sardegna, attualmente
da occupazione ad oltre 50 addetti. L'allevamento ha quasi del tutto soppiantato
la coltivazione della vite e del frumento un tempo molto fiorenti, il crollo
dell'agricoltura ha portato un evidente impoverimento non mitigato dalla riforma
agraria, l'andamento demografico regressivo dimostra il calo di attività,
produttiva e quindi di occupazione.
Monumenti
Oltre ai monumenti di età prenuragica e nuragica già
menzionati, esiste sulla sommità del Monte Santo a quota 734 mt. la
chiesa di SS Elia e Enoch, ultimata nell'undicesimo secolo su impianto preesistente
e primo cenobio benedettino dell'isola.. Dalla cima lo sguardo spazia fino
al Golfo dell'Asinara e domina la grande piana di Chilivani, chiusa a Nord-Est
dai monti del Limbara. Sul Monte Lachesos a mezza costa, dove fino a metà
del secolo XVIII esisteva l'omonimo villaggio Lachesos, è sita la chiesetta
di impianto romanico ora dedicata a Santa Lucia un tempo a San Sebastiano,
l'origine la si fa risalire al periodo Bizantino; allo stesso
periodo
sono riconducibili l'edificazione della chiesetta campestre di "Todorache",
dedicata alla natività della Madonna, la chiesa di San Giorgio o di
San Nicola ormai distrutta ed il nucleo originario del grande santuario campestre
di San Giovanni Battista de" s'ena frisca", ripreso quest'ultimo
in periodi successivi e portato all'attuale forma con la ristrutturazione
e gli ampiamenti di inizio secolo (vedi foto). Nell'agglomerato urbano spicca
il campanile del 1871, il più alto della Sardegna con un'altezza di
46 mt., di gran pregio architettonico è considerato l'esempio più
eclatante in stile neoclassico presente in Sardegna. Fu edificato sul progetto
dell'Arch. Salvatore Calvia Unali nato a Mores nel 1822 e morto ad Alghero
nel 1909 (padre di Pompeo Calvia, il principale poeta dialettale sassarese)
allievo prediletto dell'Antonelli, secondo una tradizione di famiglia. Questo
campanile è l'orgoglio di tutti gli abitanti di Mores che sono indissolubilmente
legati a questa magnifica costruzione. L'opera venne conclusa in due fasi
fino al 1871, essa presenta come già accennato tutti i principali elementi
dello stile neoclassico con intagli e stucchi vari elaborati sulle pareti
di trachite rosa, di particolare rilievo sono le statue, ben cinque, in terracotta
rappresentanti gli Evangelisti e il Redentore. Il campanile di Mores è
stato da poco restaurato, si può così ammirare con più
entusiasmo un'opera che unisce un'intero paese. L'attigua chiesa parrocchiale
di Santa Caterina ( dove ora è sepolto l'Arch. Salvatore Calvia) è
stata ricostruita nel XVII secolo, come evidenzia la facciata baroccheggiante
invero molto comune in Sardegna. Merita una nota anche l'attivo convento dei
Padrii
Capuccini
la cui costruzione risale al 1715.
Tradizioni Popolari
Come ovunque si sono perse nel tempo numerose tradizioni
popolari di cui solo le persone più anziane hanno memoria, per lo più
legate alla civiltà cittadina, si ricorda: la processione "Ad
Impetrandam Pluviam" per invocare la pioggia, con i bambini innalzanti
una canna con delle immaginette votive ed intonanti una preghiera, "S'attittu
o Attitidu" per il defunto, "Su Compare e Fogarone" etc.
Permangono ancora in uso la questua "A sos Mortos"
operata dai bambini, che vanno di casa in casa per ottenere dolci tipici e
qualche dono in denaro. Un tempo i bambini, il primo giorno dell'anno, chiedevano
su "Acchiddu" o "Canneu" un tipico pane tradizionale di
Mores, ma questa tradizione è ormai scomparsa. Alla vigilia dell'Epifania
invece, bambini ed adulti, cantano ancora i vari "Gosos de Sos Tres Res",
ottenendo doni vari in cambio degli auguri (cantati) di prosperità
(es: "Auguramus sos annos a sos padronos de domo bi li pregamus de coro
chi vivana a medas annos" ovvero "Auguriamo il nuovo anno ai padroni
di casa, pregando con tutto il cuore affinchè possano vivere per molti
altri anni), questra tradizione in passato permetteva ai poveri del paese
di sopravvivere qualche giorno, sempre in passato il canto "Sos Tres
Res" veniva eseguito "A Cuncordu" da quattro cantori, ai giorni
nostri bisogna dar merito all'Associazione Culturale Coro Lachesos di tener
ancora viva questa bellissima tradizione, presente in buona parte del Logudoro.
Tra le sagre religiose quella che riveste una maggiore importanza
è quella in onore di San Giovanni Battista che si tiene il 29 Agosto,
meritano comunque un breve accenno anche la festa in onore della Madonna di
Todorache il 9 Settembre e tutta la serie di preghiere e canti della Settimana
Santa, come ad esempio le suggestive manifentazioni de "S'Isgravamentu"
il Venerdi Santo.
Personaggi Illustri
Tra le figure di rilievo che la storia di Mores annovera,
merita oltre al già citato Arch. Salvatore Calvia Unali, una particolare
considerazione il poeta Giuseppe Calvia pseudonimo "Lachesinu".
La sua personalità ha dominato la vita culturale del paese, fu un punto
di riferimento e di raccordo per gli studi di archeologia e d'etnografia per
il valore letterario delle sue poesie, acquisendo fama nazionale.
Nacque il 31/07/1866, d'impegno vivace, ottenne la maturità
"d'onore" al liceo Azuni di Sassari. Frequentò la facoltà
di lettere all'università di Roma, allievo di docenti della statura
di A. La Briola, e di A. De Gubernatis, e compagno di studi, tra gli altri,
di R. Murri. Notevole la sua produzione giornalistica. Fondò e diresse
la rivista Caprera, fu ufficiale di Artiglieria e Garibaldino. Si distinse
nel 1897 nella guerra Greco-Turca.
Come poeta, il Calvia, pubblicò opere sia in lingua
sarda che in italiano. Piene di sensibilità le delicate poesie d'amore,
quelle veristiche di ambiente paesano, quelle patriotiche, dalle quali traspaiono
l'ansia, la libertà e l'amor di patria. Oggi come folklorista è
considerato un precursore, curò per decenni, insieme ad un suo amico
poeta e sacerdote Efisio Soletta la pagina poetica della rivista "Sardegna"
e organizzò numerosi premi letterari. Un suo sonetto, "Sa Rucca",
vinse il primo premio del concorso "Sardegna Poetica" di Cagliari,
1933. Morì a Mores il 15/03/1943 dopo aver ricoperto la carica di consigliere
provinciale.
Ci sembra doveroso, in onore di questo poeta darvi la possibilità
di apprezzare una delle sue opere:
| A Una Fanciulla
Cando enzesti, gioia, a domo mia,
bestida de damascu orientale,
cun sa cara piena de allegria
m'istringhesi a su sinu virginale.
Tottu ind'una isolveit sa iddia
ch'a s'anima m'haiat fattu male,
e in su coro mancu unu signale
resteit de sa trista melodia.
Appuntu ca connosco a tie sola,
chi mi podet sanare ogni ferida
sempre t'isetto, amada meighina.
Beni e cun s'abbrazzu mi consola,
torra ca si non faghes sa partida
si mi falan sos ossos in chijna.
|
A Una Fanciulla
Quando venisti, gioia, a casa mia,
vestita di damasco orientale
con il volto pieno di felicità
mi abbracciasti forte al tuo seno.
Ad un tratto si sciolse quella atmosfera
poiche l'anima m'aveva fatto male
e nel cuore nemmeno il segno
restò di quella triste melodia.
Proprio perche conosco solo te
che può sanare ogni mia ferita
ti aspetto per sempre, amata cura.
Vieni e consolami con il tuo abbraccio
ritorna, poichè se non provi ...
le mie ossa diverranno polvere.
|
Giuseppe Calvia di Mores
Altro personaggio di notevole interesse fu l'Avv.to Paolo
Farris Spanedda, nato a Mores il 29/09/1845 e morto a Sassari il 19/01/1904;
fu cosiderato un "principe del foro", egli si unì in matrimonio,
nel 1872, con Rosica Tiragallo della Croce, dalla quale ebbero Francesco Spanedda,
ricco possidente, benefattore e discreto musicista.
Il Futuro di Mores
Il paese di Mores, nonostante sia "Il Luogo Delle Fate",
non vive di sola magia o di soli ricordi nell'attesa che tutte le sue più
belle tradizioni svaniscano. Mores ha un occhio di riguardo per tutto ciò
che il futuro le propone, lo testimoniano i numerosi progetti per la valorizzazione
del suo territorio, la Pro-Loco ne è un esempio come tutte le strutture
che sono sorte in questo paese negli ultimi anni, basti pensare che a solo
3 Km. dal centro abitato, in localita "Su Sassu" si trova il costruendo
Autodromo intitolato a "Franco di Suni", destinato con la sua pista
di lunghezza di 1800 mt. a competizioni di auto di categoria formula 3000.
Essendo l'unico impianto di tale portata sorto nel circondario, dovrebbe portare
maggiore benessere a tutto il paese nonchè valorizzerà ulteriormente
il territorio ricco di nuraghi quali Sos Istattos e Nuraghe Ranas che si trovano
sulla strada per detto impianto sportivo.
Conclusioni
Questo è il modo in cui la Pro-Loco di Mores intente
adoperarsi per migliorare il suo territorio:
-
Diffusione della conoscenza del patrimonio storico e archeologico
di Mores.
-
Valorizzazione del suo territorio.
-
Valorizzazione della lingua sarda "Logudorese".
-
Ricerca e studio di vecchi usi, costumi e tradizioni.
-
Promozione di una nuova cultura per lo sviluppo dell'imprenditoria
giovanile e dell'artigianato locale.
-
Creazione di nuove attività teatrali e sportive.
-
Collaborare con le esistenti associazioni di volontariato.
-
Ricreare il gruppo folk "Lachesos" di Mores.
Per la realizzazione degli obiettivi previsti si potrà
contare oltre alla professionalità e alla prestazione volontaria dei
soci, sulla organizzazione di convegni, invitando esperti storici, economisti
e professionisti del settore turistico ed artigianale. L'associazione pro
loco sarà disponibile a collaborare con l'amministrazione comunale
e con le associazioni per la realizzazione di obbiettivi di tipo culturale
e sociale a sostegno dello sviluppo del paese come attrazione per il turismo.
Tali attività verranno attuate con il contributo dei soci e degli eventuali
finanziamenti da parte del comune, regione, provincia, comunità montana
"Monte Acuto" e da quanti altri daranno il proprio contributo.
|
|
Demartis Silvestro
Demartis Mariano
Demartis Giovanni Salvatore |